Un giovane - del vezzo, d'abitudine, avvezzo ad abusar - si vide innanzi incedere - in quel che parve essere un giorno di profumata calura - una trasfigurata forma imperfetta, un profilo colmo di pagine arricciate di cartapesta, come un calco pigiato di sottili fotografie di alcuni anni di vita del giovane trascorsi, una figura esile, sottile, gentile ma grigia e consumata, che si propose di riempirgli l'ombra. - "Sconsolato Signora, del sole a mezzodì son fatto e d'ombre più non mi circondo" - Egli rispose - e la sembianza respinta si gettó nell'ombra d'altro passante, avvezza com'era d'abitudine a succhiar nel grezzo - e l'ombra che trovó era umida, come umida è l'ombra plebea che riflette su superfici unte e grasse - ed a terra s'incolló, lì annegando nell'orina di un cane distratto.
Ricorda questo ragazzo mio: felice il popolano fa bella mostra dei guanti raccolti nella pozza, gettati dal Principe per la strada: l'usura lieve della pelle del dorso e le poche prime macchie sulle dita sono motivo di acquisto e gioia del primo, abituato a maneggiar letame a nuda presa ed oggi padrone di guanti ben fatti, pur se modellati su mani altrui, vecchi ed usati, che già il meglio della loro vita hanno dato ad altri e dai quali solo utilità di contorno si potranno trarre; di abbandono e fastidio per il secondo, cresciuto a primizie
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