Adriel Diabole
Il valletto del più grande Poeta vivente, l'innominato Principe del Verbo, svela segretamente al mondo l'Arte del nobile cantore. Un diario di confidenze estetiche che si fa Voce d'un caparbio Prescelto altrimenti silente. Ogni verso, notizia, aneddoto, occasione sono qui riportati dall'entusiasmo del semplice Adriel direttamente, come percepiti, rubati, vissuti nel suo servire, ed a Voi donati all'insaputa del Poeta.
sabato 5 agosto 2017
Del popolo il puzzo evitar vorrei
Chi non percepisce il cuore del silenzio, il crepitare delle ansie sopite ed avvinte in lacci? Chi fra voi non vive? Chi - bensì - fugge dalla vita, che teme impietosa ? Il continuo inseguire nuovo rumore!! Idioti ! Folli vetrine per crani stitici !! Voi.. asfalto molle per mulattiere rognose.. voi.. per non prestare ascolto ai monologhi dell'ottusità soffocate le vostre blatte col blaterar di blasonate blatte mediatiche. Inseguire l'ombra: correte ! Volete colmare le nuvole di fango? Pioverà finalmente merda sulle vostre città !! Se ne lavi il puzzo! L'impossibile tavolozza di pietra, dove inclinati scivolano i colori delle vergogne e cuociono al sole rovente le vesti logore ed i cenci vostri.. delle primizie andate arcobaleno posticcio e stinto. Sagra di grigi, salmodia per i morti. Monumenti al vello endocerebrale. Alla Stupidità offro un Regno: sia lotta per le reggenza e sangue per le vie!
lunedì 31 luglio 2017
buchi nel cervello
sinceramente, non mi frega un cazzo dei diritti, delle aspettative e delle presunte aspirazioni di quella massa di MERDA progressista che domina le coscienze degli europei di oggi. Il che, tradotto per voi dementi che forse leggerete queste righe anziché dedicarvi alla consultazione astiosa delle vite fantoccio di altri presuntivamente migliori di voi, significa che potete andare a fare in culo. Fragorosamente, massivamente, sincreticamente.
venerdì 4 luglio 2014
mercoledì 23 ottobre 2013
La fortuna segue il talento, che scalpita all'ombra del coraggio.
Un ultimo passo ancora, ma ci siamo.
Il grosso è fatto, finalmente questo fuoco arde senza controllo, senza freni.
Finalmente, lacrime dolci.
Finalmente, finalmente.
Il rinascere.
La rara felicità dell'immanenza, nel petto.
L'immortalità percepita non deve esserne dissimile.
Un ultimo passo ancora, ma ci siamo.
Il grosso è fatto, finalmente questo fuoco arde senza controllo, senza freni.
Finalmente, lacrime dolci.
Finalmente, finalmente.
Il rinascere.
La rara felicità dell'immanenza, nel petto.
L'immortalità percepita non deve esserne dissimile.
giovedì 25 luglio 2013
Mellonta Tauta
Un omaggio al Poeta Bambino
Recensione a me stesso
(1996)
"Piove
Si struggono i viandanti
I loro cor paiono
Infrante su scogli
Onde schiumeggianti".
Era una mare gelido, era una scogliera irreale e romanzesca, erano acque nere e la schiuma era tanta e bianca e gonfia, e le onde si frantumavano scrosciando urlanti sulle pietre taglienti o sui massi voluminosi della riva.. si disperdevano sibilando in migliaia di gocce affilate e salate, come lacrime piante per un primo (od un secondo) lutto amoroso - facile assonanza.
E vagando con la mente come un viandante senza meta, abbandonando rapidamente allo scomodo banco il suo giovane corpo di liceale, il giovane Poeta sentiva tutto il freddo di quelle onde rombanti irrompere nella stanza assonnata e cupa e penetrargli il cuore.
Il vagabondaggio portava il peso dei sogni e del misterioso futuro; quanta paura (e quanta ancora oggi ???) faceva tremare il cuore e rimbombar la testa ..
... quasi che non le onde ma il cuore stesso si infrangesse sulle scogliere - impervie minacce dell'adolescenza, sue scivolose pendici ed acuminate sommità di dolori tanto acuti quanto oggi incomprensibili e stupidi..
L'inevitabile ritualità delle Arti
Sì, tutto è Luna in me.
È la presenza costante nei miei versi; il marchio d'appartenenza tatuato su ciascun avambraccio; è il logo sul serbatoio d'idee, che grasso e polvere non intaccano nei rettilinei pomeridiani; ricorre nelle rime, nelle prose e nei flussi miei, come se altro da dire in testa non vi fosse, come se la tinta scelta dall'artigiano uniformasse mensole e serragli nella monocromia: un pollaio di galline albine consacrato ad uova d'oro e gusci di seta.
Ogni Uomo che sia padre di versi (versi decenti, prose leggibili, parole sensate) subisce l'imposizione descrittiva della propria poetica dal critico di turno (che sta alla poesia come un cane alle aiuole di Rose). Ecco dunque, non tollerando i critici e men che meno i turni, che v'anticipo la mia: chiamatela Lunare signori, Poetica Lunare !! E che vi basti la voce per chiamare, vi basti il cuore per cantare.
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