giovedì 30 giugno 2011

Bevendo Enjambement a Stoccolma

Non c'è verso che non ammetta
miglior formulazione, non v'è colore
che mano esperta non sappia
                                               illuminare;

ma tacendo - Taci ! - si scopre,
Tu non esclusa ! - unica
la direzione del vapor
                                                   leggero

espettorato nelle stanze ove il sangue
cuoce e benedice opere e nascite
ed a fiotti luminescenti irrora
                                                 le pareti

che ci coprono nel notturno isolamento
creativo ove il genio brucia ossigeno
come l'antico lume e le palpebre
                                           riconoscono

la seduzione del sonno
e timide (s)velano tesori verdi o blu
e la vita s'ovatta nelle forme
                                             e nei modi

ed il tempo è l'ostaggio tedioso
che la sindrome bionda lega
al Poeta facendo della notte
                                                 creativa

l'eterna prigionia del Verso

Il Dandy, il popolo, il borghese e la fogna.

Devo ricredermi, sbaglio spesso e questa è l'ennesima volta (non il Principe, che quando afferma o sostiene cose che si dimostrano diverse nella realtà materiale, permane nel giusto, errando invece il reale, che sempre è fallace).

Cresciuto nell'umidità di stanze dalle alte volte, sorvegliato da occhi pennellati di aristoratico fulgore, ho sempre prediletto la vellutatezza dei modi della classe che servo.
Fra i sottoposti, per dirla chiara, sono un regnante.

Guardavo, e guardo, quindi, con sovrano sospetto, le carni soleggiate, il sudore polveroso e le rughe scolpite da assolatezze operaie; immaginavo la voce del volgo come urla orchesche, la presa del bicchiere del bifolco come morsa lercia che frantuma cristalli, l'olezzo del respiro agreste come reflusso di fogna; il tutto, pur appartenendo e condividendo (formalmente) la storia, il sangue, le lacrime del popolo.

La mia promozione sociale è stata condotta da Versi altrui, ma totalmente sincera e meritata.

Oggi mi ricredo innanzi all'onestà intellettuale, all'affabilità dei modi, alle semplicità cordiali, alla rude franchezza del mastro di tubi che, dopo accurata sventratura del pregiato legno della camera da letto del Principe, sta ora sostituendo integralmente le arterie del tepore invernale.


Il Poeta gli rivolge parola ! Il Dandy assoluto, l'antistorico, il Principe, il nostro Poeta, il divo ultimo dell'eterno candore, condivide un sorriso con l'essenza della storia plebea !
Questa è giustizia sociale !
 Questa l'ennesima rivincita del vero sui misfatti della Puttana Verde, la borghesia ! (Che nulla ha da spartire con le raffinatezze della Fata Verde, ma questa è un'altra storia che mi prometto di narrare...)

E tutto si svolge naturalmente! Con un approccio rilassato, tipico della conversazione inter pares !
I modi con cui il Principe si rivolge all'individuo, esteticamente conatesco, e la genuinità delle spontanee ed affabili risposte che da questo riceve, parlano la voce dell'univerale modo cortese.

Io vedo ! Vedo un Poeta che, manifestamente, preferisce intrattenersi a parlar di mercimonio di femmine e pizzicar di corde elettriche con gente semplice, infinitamente più di quanto tolleri gettare i minuti preziosi della sua eterna giovinezza a parlar di diritto con praticanti della c.d. ars notariae deficienti e totalmente privi di fantasia, inventiva, humor, bellezza, desiderio sessuale, fisicità, prontezza di riflessi, dinamismo intellettuale, cultura, gentilezza, ironia, affabilità, senso del piacere, gusto, eleganza, raffinatezza.

Siano benedetti i semplici ! Sopravviva la grandiosa onestà del popolo consapevole, con il rispetto che la buona gente accorda ai Grandi ! E che anneghi in un oceano di merda quel certo tono di superiorità posticcia che il borghese medio assume, ridicolo, poggiando le carni molli sul suo presunto benessere !

Venga la grande onda e si spalanchi la fogna !

mercoledì 29 giugno 2011

Il Compagno di Viaggio - K. è partita

L'ambiente, ove la sopravvivenza presupponeva rigida volontà - tanto pesanti erano le essenze catramose essudate dalle rotaie sottostanti, era colmo del tono profondo della sua voce.
Le urla dell'integrazione razziale, speziata annientatrice del gusto, forte d'un esercito d'odori venefici, occupavano quasi integralmente il moderno treno di classe.

Accompagnavo il Principe ad acquistare una rara montatura da lenti, nella vicina cittadina borghese (lo studio, si sa, presuppone orpelli estetici).

Non considerato (come di norma a tal servizio), percepivo lo sguardo del Poeta, rapito dalla bellezza dell'amica del Suo compagno di viaggio, e mi concentravo sulle parole di quest'ultimo, il Marchese Jean Marie Mathias Philippe Auguste de V. de l'I.-A. (ragioni di riservatezza ne impongono la velatura del cognome, tanto sconosciuto è oggi il nostro crudele narratore).
Anch'egli amico d'adolescenza del Duca Jean - lui sì ! unico ed imitato arbiter vitae et elegantiarum magister ! - non andava in nessun luogo, ingannando la forzata sosta dalla lettura di se stesso con la consumazione delle carni della musa ispiratrice (che, adagiata a fianco del suo glorioso manutentore, mi faccia da eco la mia semplice ignoranza, avrebbe ispirato una Salomè ad un salame, con ciò intendendo la pregiata produzione di carni suine).

Discutevano della tristezza per la patenza di K,. E poi della Gloria, dell'invenzione di una macchina per conseguirla facilmente, di un tecnico di nome Bottom e di un'accozzaglia di ferri. Una metaforica esaltazione dell'ignoranza del pubblico e del lettore odierno.

"Non vi sono pù di cento individui per secolo (se ci va bene!) capaci di leggere alcunchè, fossero pure le etichette sui barattoli di mostarda".
Al dogma sbocciato sulla sparuta barba del Marchese, il Poeta annuì, pensando, forse, alla generosa approssimazione per eccesso, ed enumerandomi certo nell'esercito degli esclusi dal conteggio.

Io, che ancor tentavo di ca(r)pire la sfumature delle carni a me antistanti, fui il primo testimone della metamorfosi dell'angelica stupida, la cui forma perfetta del viso - il viso che contemplavo alla sinistra del Marchese, si badi, immobile sino a quel momento, e che avrei detto e preferito muto - colta da un improvviso sussulto di magniloquenza, estasiò le nostre orecchie, alleggerendo l'aria bitumiosa (ed assecondando la frescura che un accenno di movimento gettava dal finestrino spalancato) cesellando l'eterno con la divina frase, co il definitivo Trionfo: "Io ho letto un sacco, ho letto anche M...., anche se il film è meglio. Ho pianto, anche!".

Bum ! Il Diavolo è caduto dal dondolo, l'Inferno va allargato.

Ed io non posso proseguire. Non posso fare il nome del moderno cantore dell'ignoranza trucida e puzzona.
Il vaggio terminò nel silenzio, ed in breve, ordinati i suoi Moscot Lemtosh Tortoise, il Poeta fece ritorno nell'altro secolo, l'amico nell'altro mondo, la signorina nell'altra stanza, ed io nel mio tiepido rimpianto di letture mai fatte.

E ci chiediamo quanta cecità negi occhi dei vedenti e quanta morte nel cuore dei viventi !!
Quanta carta rubata a miglior usi igienici !!

lunedì 27 giugno 2011

Sed non Montata

Oggi non v'è modo di avvicinarlo, s'è dato al cinema.

Fra le carte Sue più recenti, v'è - infatti - questa lirica semplice, direi dimessa, dal soggetto così moderno - che quasi non par sua:


"Pene d’Attor Precluse

Pellicola, Dio seppiato
Trascendente nel Girare
Poi rammendo circolare,
- Taglio - nemesi: Montato.

Quella scena da Tagliare,
Entusiasmo pugnalato!
E lo sguardo più temuto:
La comparsa d’amputare.

Ch’io sia dentro - vana luce,
Al calar del buio in sala!

Sia la mia l’ultima voce
Che la Critica segnala !"



Il lettore deve sapere che è carattere del nostro Poeta, nell'adempimento dell'orrenda missione di cui è suo mal grado mandatario, l'assumere le sembianze umorali della catergoria umana prescelta e, onde ritrarne il sentimento, farne proprie le forme espositive, la lingua, la dizione, le conoscenze, e, dunque, anche, difetti, astrusità, banalità. Perchè la tragedia del Normale è il passatempo dell'Arte - che è crudele - e getta il Poeta a consumar nel lazzaretto, come l'incisore getta alla polvere le lance spuntate, dopo averne tratto un Luyken.











domenica 26 giugno 2011

Misero me !

Credete non abbia provato mai ?
Pensate ch'io sia l'unico figlio di vinaio che non tenti incursioni di tini e intermezzi di cantina ?

Certo che ho provato a fare Poesia, mi sono spaccato il cranio su parole e carte, e .... e ho partorito aborti di rime !! e maleodoranti ed amorfe liste di nomi ! ipetricotiche come un ratto e prematuramente aggettivate !

Ho pregato Divinità, Arconti, Arcangeli, Troni e Cherubini.
Ho promesso la miglior spuma d'anima alla scienza onirica.

Nulla, non si evocano spettri con le mie stonature.

Ode -- Plasmare animali e arredi come pasta gelatinosa di sogni, dopo aver allentato i legami della materia con le segrete sferzate della Lirica Nuova, e affondare le braccia fino ai gomiti nel calderone fumante - vortice di colori, profumi e sapori - veri - ed estrarvi la Parola che serve - il Verso che necessita -- Ode !


Ed invece io mangio pane e non bevo vino.

Ed al vostro posto starei già scalpitando per zittirmi con la più ovvia delle obiezioni: non sei tu forse quotidianamente prono a colui che per definizione è oggettivamente il più grande Poeta non vivente ?
Cosa meglio d'un Suo semplice consiglio ?


Lui non consigli, sentenze pronuncia ! - la mia - sentenza di condanna - è giunta da tempo ! prima che il piccolo brandello di carta - propostogli quale cornice al mio verso più bello  - toccasse terra, abbandonato con sdegno dalla sua mano candida, quella sera infernale di dicembre.

"I tuoi versi sono onesti - ma la Poesia non conosce amori gratutiti, e tu nulla hai da
sacrificarLe -  lascia volare i Poeti e non rimpiangere ali che non hai avuto mai."
"La Poesia non si fa, non si crea - Ella non è un'abile sequenza di lettere, incisione di virgole, fornicazione sintattica, arzigogolo metrico, masturbazione di rime - Ella è carne e sangue !!

Grande Meretrice !

La Poesia è Donna, è una Donna vivente - non va fatta, ma sedotta.
E non v'è seduzione che non comporti sacrificio .
 Quando Le sarà stata donata una sufficiente parte di ricchezze, Ella si concederà tutta, in abbondanza."

Me confuso !

Quali perle Lei voglia, no, non mi è dato saperlo, per ora.



 

Il Custode della Volontà

Questa notte è riuscito a riposare.
Il mio riposo, da questa notte, sarà penoso.

Nella stanza dalle cento finestre ha steso la mantella vicino al fuoco, ed ha preso sonno con ancora il pennelo intinto nel calice.

Questa mattina, i drappeggi bianchi con i quali mi ha ordinato di rivestire gli antichi arazzi recavano scritte arcane, e quanto - quanto !! - lo stupore nell'apprendere che il centro dell' inquietudine era il mio nome !!!

Adriel è per me nulla più d'un nome, scelto alla nascita da sconosciuti e, per ventura, abbinato ad un cognome sul quale, al massimo, si può concedere d'ironizzare per la tetra assonanza.

Quale mistico sapere custodisce, invece, il mio Principe ? Cos'ha dipinto ? Quale connessione fra quel numero 17 ripetuto con ossessione sulle lenzuola, quelle ali d'angelo ovunque bordate di rosso e quei diabolici satiri priapici in celebrazione ?

"Trova perno sull'ora palindroma.
Fondato l'Ordine resta il tanfo.
Quale idioma per chi forgia e placa ?
Oh, felice ripugnanza !

Primus ante Porcos
la forma molle e democratica
della specularità radiosa
- finisce - non ha inizio -
il Prescelto è un Cerbero goloso."

 Al risveglio non ha saputo dire altro. E parlando a sé stesso, non certo a questo povero Atterrito, al quale non rivolge parola. Avremo cent'anni di differenza, ed il rispetto per questa mia prima maturità non lo conosce quel Beato Adolescente !!

sabato 25 giugno 2011

Controcorrente

Il Principe è amico del Duca Jean, che sollazza oggi ancora nel suo ritiro ovattato, dopo la forzata parentesi salutista.

Conversavano, un giorno di maggio, quando il Poeta interruppe il fumoso silenzio sostenendo, a gran voce, che solo i forti piangono, ed i deboli hanno cuori aridi, non solcati mai da rigeneranti lacrime.

Lo diceva a Suo modo, con parole che credo d'aver origliato e già dimenticato.

Sia mia la forza d'un oceano di lacrime !
Incoronami con ghirlande di corallo e cespugli di rime, Principe

Cos'è Poesia

Fra le prime cose apprese, trascorsi anni sulle orme del Poeta, posso dire d'esservi una certezza: si è Poeti se si vive IN Poesia, e lo si fa essendo costantemente in procinto di NON pubblicare, di NON condividere, di NON partecipare. La donazione d'organi tra vivi è prassi moderna, ed un Poeta non è moderno, e men che mai lo si puó dire vivo

venerdì 24 giugno 2011

Il Gigante lo chiamava Spleen

Rattristato dalla pergamena di polveri sottili distesa ieri sul cielo, il vostro Principe appuntava distratto queste parole sul dorso della mia mano..

Augurandomi di legger chiaro (uso lavarmi fra una sessione e l'altra) ve le riporto:

"ho idee frizzanti, calde e luminose -  saettano l'una sull'altra come pulcini di fuoco - e giù !! giù da un nido di pagine.. ma eccole, canaglie ... indugiano !! poi, anche, esitano ! stentano a sbocciare, e come - come s'incagliano nella corazza di disillusione che mi è scesa sul capo, circospetta !
come un giovane sole autunnale, in calzamaglia di nebbia, che si dimeni - isterico - stretto nell'inviluppo affastellato d' un'opprimente coltre di freddo, rammendata di nuvole e lacerata dal vento"

Di quando il Poeta scelse la Via del Verso

Il vostro Principe non è un tipo facile.

A voi che credete di conoscerlo, voglio ricordare che fu una domanda banale a nettarlo dal torpore: adolescente, si sorprese guardone dietro l'uscio della Vita in Bilico,  ne scese la rampa sulle punte, scivolando rovinosamente su primizie castane e scrigni accoglienti.
Una giovane, prescolarizzata e saggia, domandò se

vi fosse maggior rischio

nello scottarsi abbracciando il fuoco

o nello spegnersi senz'aver bruciato mai

ed il Poeta, Nato, fece della giovane la Prima Musa

ed ella ancor Brucia

per Bruciare ancor

E' rientrato oggi

Il vostro incostante Poeta si è degnato di rientrare.

Non si mostrerà, non si rivelerà, ma è qui, con voi, a cavallo delle pause gettate fra i convenevoli e le suppliche della commedia borghese.

Ha il senso del Vizio, è un sano immaginario.

E' qui per dirvi quel che già sapete. Non ascoltatelo. Imitatelo.

Lo servo da anni, mi chiamo Adriel Diabole, e sono la voce d'un Poeta muto.

Ho molto da dire. Quanto al fare, ci pensa

 Lui