giovedì 25 luglio 2013

L'inevitabile ritualità delle Arti

Sì, tutto è Luna in me.
È la presenza costante nei miei versi; il marchio d'appartenenza tatuato su ciascun avambraccio; è il logo sul serbatoio d'idee, che grasso e polvere non intaccano nei rettilinei pomeridiani; ricorre nelle rime, nelle prose e nei flussi miei, come se altro da dire in testa non vi fosse, come se la tinta scelta dall'artigiano uniformasse mensole e serragli nella monocromia: un pollaio di galline albine consacrato ad uova d'oro e gusci di seta. 
Ogni Uomo che sia padre di versi (versi decenti, prose leggibili, parole sensate) subisce l'imposizione descrittiva della propria poetica dal critico di turno (che sta alla poesia come un cane alle aiuole di Rose). Ecco dunque, non tollerando i critici e men che meno i turni, che v'anticipo la mia: chiamatela Lunare signori, Poetica Lunare !! E che vi basti la voce per chiamare, vi basti il cuore per cantare.

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