mercoledì 29 giugno 2011

Il Compagno di Viaggio - K. è partita

L'ambiente, ove la sopravvivenza presupponeva rigida volontà - tanto pesanti erano le essenze catramose essudate dalle rotaie sottostanti, era colmo del tono profondo della sua voce.
Le urla dell'integrazione razziale, speziata annientatrice del gusto, forte d'un esercito d'odori venefici, occupavano quasi integralmente il moderno treno di classe.

Accompagnavo il Principe ad acquistare una rara montatura da lenti, nella vicina cittadina borghese (lo studio, si sa, presuppone orpelli estetici).

Non considerato (come di norma a tal servizio), percepivo lo sguardo del Poeta, rapito dalla bellezza dell'amica del Suo compagno di viaggio, e mi concentravo sulle parole di quest'ultimo, il Marchese Jean Marie Mathias Philippe Auguste de V. de l'I.-A. (ragioni di riservatezza ne impongono la velatura del cognome, tanto sconosciuto è oggi il nostro crudele narratore).
Anch'egli amico d'adolescenza del Duca Jean - lui sì ! unico ed imitato arbiter vitae et elegantiarum magister ! - non andava in nessun luogo, ingannando la forzata sosta dalla lettura di se stesso con la consumazione delle carni della musa ispiratrice (che, adagiata a fianco del suo glorioso manutentore, mi faccia da eco la mia semplice ignoranza, avrebbe ispirato una Salomè ad un salame, con ciò intendendo la pregiata produzione di carni suine).

Discutevano della tristezza per la patenza di K,. E poi della Gloria, dell'invenzione di una macchina per conseguirla facilmente, di un tecnico di nome Bottom e di un'accozzaglia di ferri. Una metaforica esaltazione dell'ignoranza del pubblico e del lettore odierno.

"Non vi sono pù di cento individui per secolo (se ci va bene!) capaci di leggere alcunchè, fossero pure le etichette sui barattoli di mostarda".
Al dogma sbocciato sulla sparuta barba del Marchese, il Poeta annuì, pensando, forse, alla generosa approssimazione per eccesso, ed enumerandomi certo nell'esercito degli esclusi dal conteggio.

Io, che ancor tentavo di ca(r)pire la sfumature delle carni a me antistanti, fui il primo testimone della metamorfosi dell'angelica stupida, la cui forma perfetta del viso - il viso che contemplavo alla sinistra del Marchese, si badi, immobile sino a quel momento, e che avrei detto e preferito muto - colta da un improvviso sussulto di magniloquenza, estasiò le nostre orecchie, alleggerendo l'aria bitumiosa (ed assecondando la frescura che un accenno di movimento gettava dal finestrino spalancato) cesellando l'eterno con la divina frase, co il definitivo Trionfo: "Io ho letto un sacco, ho letto anche M...., anche se il film è meglio. Ho pianto, anche!".

Bum ! Il Diavolo è caduto dal dondolo, l'Inferno va allargato.

Ed io non posso proseguire. Non posso fare il nome del moderno cantore dell'ignoranza trucida e puzzona.
Il vaggio terminò nel silenzio, ed in breve, ordinati i suoi Moscot Lemtosh Tortoise, il Poeta fece ritorno nell'altro secolo, l'amico nell'altro mondo, la signorina nell'altra stanza, ed io nel mio tiepido rimpianto di letture mai fatte.

E ci chiediamo quanta cecità negi occhi dei vedenti e quanta morte nel cuore dei viventi !!
Quanta carta rubata a miglior usi igienici !!

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